I dodici mesi sono passati. La dichiarazione di successione non è stata presentata. Il conto corrente del defunto è ancora bloccato, gli immobili non sono stati volturati, e adesso ci si chiede se è ancora possibile fare qualcosa — o se si è in una situazione senza uscita.

 

La risposta è netta: la situazione ha un’uscita. La dichiarazione di successione può essere presentata anche dopo i 12 mesi. Non è la soluzione ideale — comporta sanzioni — ma è una soluzione reale, e nella maggior parte dei casi conviene regolarizzare prima possibile piuttosto che aspettare ulteriormente.

 

Quello che cambia dopo i 12 mesi è il costo: le sanzioni crescono con il passare del tempo, e alcune opzioni di riduzione si chiudono. Questo articolo descrive esattamente cosa succede, quanto costa regolarizzare in base al momento in cui si agisce, e quali sono i passi da seguire.

 

Perché i 12 mesi scadono spesso senza che nessuno se ne accorga

 

La successione scaduta non è quasi mai il risultato di negligenza deliberata. È quasi sempre il risultato di una combinazione di circostanze che si sommano: il lutto, la complessità emotiva dei primi mesi, la difficoltà di raccogliere la documentazione, disaccordi tra eredi su come procedere, o semplicemente la convinzione che “tanto non c'è imposta da pagare” e quindi non ci sia urgenza.

 

Quest’ultima è la convinzione più pericolosa. L’obbligo di presentare la dichiarazione di successione non dipende dall’esistenza di un’imposta da versare: dipende dalla presenza di beni nel patrimonio del defunto. Chi eredita un appartamento del valore catastale di 200.000 euro da un genitore non paga un euro di imposta di successione (la franchigia è di 1.000.000 euro per i figli), ma è comunque obbligato a presentare la dichiarazione. E se non la presenta entro 12 mesi, è soggetto a sanzioni.

 

CHI È OBBLIGATO A PRESENTARE LA DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE:

 

L’obbligo sussiste quando il patrimonio del defunto supera 100.000 euro

OPPURE quando include almeno un bene immobile — indipendentemente dal valore.

 

L’unico caso di esonero completo (art. 28 co. 7 D.Lgs. 346/1990):

— Eredi solo coniuge e/o parenti in linea retta (figli, genitori, nipoti)

— E patrimonio totale sotto 100.000 euro

— E nessun bene immobile

 

Se anche una sola di queste tre condizioni non è soddisfatta: obbligo di dichiarazione.

 

Da quando decorrono i 12 mesi: la regola generale e i casi speciali

 

Il termine ordinario di 12 mesi decorre dalla data di apertura della successione, che coincide con la data del decesso. Se il decesso è avvenuto il 10 luglio 2025, la dichiarazione va presentata entro il 10 luglio 2026. Se quel giorno cade di sabato, domenica o giorno festivo, il termine slitta al primo giorno lavorativo successivo.

 

Esistono però alcune situazioni in cui i 12 mesi partono da una data diversa, che è utile conoscere prima di calcolare se si è davvero in ritardo.

 

Situazione

Da quando decorrono i 12 mesi

Caso ordinario (decesso naturale)

Dal giorno del decesso

Morte presunta dichiarata dal tribunale

Dalla data del passaggio in giudicato della sentenza

Testamento con pubblicazione successiva al decesso

Dalla data di pubblicazione del testamento, se successiva al decesso

Accettazione con beneficio d'inventario

Dalla scadenza del termine per la redazione dell’inventario

Nomina di curatore dell’eredità giacente

Dalla data di accettazione dell’incarico da parte del curatore

Nomina di esecutore testamentario

Dalla data in cui l’esecutore ha avuto notizia legale della nomina

Erede che scopre tardivamente la propria chiamata all’eredità

Dalla data in cui ha avuto notizia della delazione (art. 31 co. 2 D.Lgs. 346/1990)

 

Prima di concludere di essere in ritardo, verificare sempre la data esatta di decorrenza del termine. In alcuni casi — testamento pubblicato tardivamente, eredità giacente, chiamata all’eredità scoperta in ritardo — i 12 mesi potrebbero non essere ancora scaduti anche se la data del decesso è lontana.

 

Le sanzioni vigenti: i numeri esatti aggiornati al D.Lgs. 87/2024

 

Dal 1° settembre 2024, il D.Lgs. 87/2024 ha riformato il sistema sanzionatorio tributario italiano introducendo sanzioni fisse in sostituzione degli intervalli percentuali precedenti. Molte fonti online citano ancora le vecchie percentuali (dal 120% al 240% per l’omessa dichiarazione): sono dati superati. Le sanzioni corrette sono quelle seguenti.

 

Violazione

Sanzione base (dal 1° sett. 2024)

Applicazione

Minimo fisso

Dichiarazione tardiva entro 30 giorni dalla scadenza

45% fisso dell’imposta dovuta

Sulla sola imposta di successione dovuta

150 € se imposta = 0

Dichiarazione omessa (oltre 30 giorni dalla scadenza)

120% fisso dell’imposta dovuta

Sulla sola imposta di successione dovuta

250 € se imposta = 0

Omesso versamento dell’imposta autoliquidata

25% fisso dell’importo non versato

Sull’importo non versato

Nessun minimo

Dichiarazione infedele (valori errati o beni sottostimati)

70% fisso dell’imposta evasa

Sulla differenza di imposta

Nessun minimo

Omissione di beni (beni non dichiarati)

70% fisso dell’imposta sull’intero valore del bene

Sul valore dell’intero bene omesso

Nessun minimo

 

ATTENZIONE — La sanzione si calcola sull’IMPOSTA, non sul patrimonio:

 

Se l’imposta di successione è zero (caso tipico per figli e coniuge sotto la franchigia),

la sanzione per omessa dichiarazione è il minimo fisso di 250 euro — non il 120% di zero.

 

Se l’imposta dovuta è invece 5.000 euro (patrimonio sopra franchigia o altri gradi di parentela),

la sanzione per omessa dichiarazione è 120% di 5.000 = 6.000 euro, più interessi.

 

Le due situazioni sono radicalmente diverse. La prima è risolvibile con costi minimi.

La seconda richiede ravvedimento immediato per ridurre il danno.

 

Il ravvedimento operoso: come ridurre le sanzioni e fino a quando è possibile

 

Il ravvedimento operoso è lo strumento che consente di regolarizzare spontaneamente la propria posizione pagando una sanzione ridotta rispetto a quella ordinaria. Si applica anche alla dichiarazione di successione tardiva, purché l’Agenzia delle Entrate non abbia notificato un avviso di liquidazione o di accertamento. Dal 1° gennaio 2015 (L. 190/2014, art. 1 co. 637, che ha modificato l’art. 13 D.Lgs. 472/1997), accessi, ispezioni e verifiche in corso NON precludono più il ravvedimento per i tributi AdE.

 

La riduzione della sanzione dipende dal tempo trascorso dalla scadenza: più si aspetta, minore è la riduzione disponibile. Ogni finestra temporale corrisponde a una frazione diversa della sanzione base.

 

Finestra temporale

Riduzione sanzione

Sanzione effettiva (su base 120%)

Esempio pratico (imposta dovuta 5.000 €)

Entro 30 giorni dalla scadenza

1/10 del minimo

4,5% dell’imposta

225 € di sanzione

Da 31 a 90 giorni dalla scadenza

1/9 del minimo

5% dell’imposta

250 € di sanzione

Da 91 giorni a 1 anno dalla scadenza

1/8 del minimo

6,25% dell’imposta

312 € di sanzione

Da 1 anno a 2 anni dalla scadenza

1/7 del minimo

8,57% dell’imposta

428 € di sanzione

Oltre 2 anni dalla scadenza

1/6 del minimo

10% dell’imposta

500 € di sanzione

Dopo contestazione (schema d’atto AdE)

1/5 del minimo

24% dell’imposta

1.200 € di sanzione

Dopo notifica avviso accertamento

NON AMMESSO

Sanzione piena 120%

6.000 € di sanzione

 

COME SI CALCOLA IL RISPARMIO DEL RAVVEDIMENTO — Esempio concreto:

 

Decesso: settembre 2024. Scadenza dichiarazione: settembre 2025.

Siamo a luglio 2026: 10 mesi dopo la scadenza.

Finestra applicabile: da 91 giorni a 1 anno → 1/8 del minimo (6,25%).

 

Patrimonio: appartamento (valore catastale 180.000 €) + conto 30.000 €.

Eredi: due figli in parti uguali. Quota di ciascuno: 105.000 € — sotto franchigia.

Imposta di successione dovuta: zero.

Sanzione per omessa dichiarazione: minimo fisso 250 € (non 120% di zero).

Con ravvedimento 1/8: 250 € × 1/8 = 31,25 € (minimo applicabile: la normativa

prevede comunque importi minimi — verificare con il professionista il minimo specifico).

 

Costo aggiuntivo rispetto alla presentazione nei tempi: molto contenuto.

La priorità è presentare la dichiarazione prima che passi 1 anno dalla scadenza.

 

I passi da seguire: la sequenza operativa corretta

 

Chi si trova con la successione scaduta ha una sequenza di azioni da compiere in ordine preciso. L’ordine conta: alcune operazioni bloccano le opzioni successive se vengono saltate o invertite.

 

Passo 1: verificare da quando decorrono i 12 mesi.

Prima di tutto, calcolare la data esatta di scadenza sulla base delle regole descritte sopra. Non è sempre la data del decesso: in presenza di testamento con pubblicazione tardiva, eredità giacente o chiamata all’eredità scoperta in ritardo, i 12 mesi potrebbero non essere ancora scaduti. Se i 12 mesi non sono ancora scaduti, non è necessario il ravvedimento: basta presentare la dichiarazione nei tempi ordinari.

 

Passo 2: verificare se l’AdE ha già avviato un procedimento.

Prima di procedere con il ravvedimento, accertarsi che l’Agenzia delle Entrate non abbia già notificato atti di accertamento o avvisi di irregolarità. Se ha già notificato uno “schema d’atto” (bozza di avviso), il ravvedimento è ancora possibile ma la sanzione ridotta è del 24% invece che del 6-10%. Se ha già notificato l’avviso definitivo, il ravvedimento non è più ammesso.

 

Passo 3: raccogliere la documentazione completa.

La dichiarazione di successione in ritardo richiede la stessa documentazione di quella ordinaria, più alcuni documenti aggiuntivi per il ravvedimento. In questa fase è fondamentale la visura storica catastale intestata al defunto: consente di identificare tutti i beni immobili a suo nome, inclusi quelli dimenticati o sconosciuti agli eredi. Un bene omesso nella dichiarazione tardiva è soggetto a una sanzione separata (70% fisso dell’imposta sul valore del bene), aggiuntiva rispetto a quella per il ritardo.

 

Passo 4: calcolare le imposte e le sanzioni da versare.

Le imposte si calcolano con le stesse regole della dichiarazione ordinaria: aliquote e franchigie invariate, coefficienti catastali aggiornati al D.Lgs. 139/2024, tassa per servizi ipotecari per circoscrizione. Le sanzioni si calcolano in base alla finestra di ravvedimento applicabile. Gli interessi legali si calcolano sulla somma delle imposte dovute (non sulle sanzioni) al tasso vigente: 1,6% annuo per il 2026 (DM 10 dicembre 2025).

 

Passo 5: presentare la dichiarazione e versare tramite F24.

La dichiarazione tardiva si presenta telematicamente con le stesse modalità di quella ordinaria: tramite il portale dell’AdE o tramite un professionista abilitato. Nel modello telematico, il ravvedimento operoso non richiede documenti aggiuntivi da allegare: si spunta la casella dedicata nel modello e si procede. Il versamento delle imposte, delle sanzioni ridotte e degli interessi avviene tramite F24 con i codici tributo specifici. È essenziale che la presentazione e il versamento avvengano contestualmente — il ravvedimento non è efficace se si presenta la dichiarazione senza versare le sanzioni ridotte e gli interessi calcolati.

 

Passo 6: verifica della voltura catastale (integrata nel telematico).

Dopo la presentazione della dichiarazione, se nell’asse ci sono immobili, la voltura catastale viene eseguita automaticamente dal sistema telematico all’atto della presentazione della dichiarazione (Provv. AdE 21 ottobre 2019, n. 728796). Non è necessario un adempimento separato nei casi ordinari. La domanda di voltura manuale separata (tramite Voltura Catastale Web, attivo dal 12 gennaio 2026) è necessaria solo nei casi eccezionali: immobili in regime di libro fondiario, gravati da oneri reali, casi di trust o eredità giacente, oppure se il dichiarante ha espressamente barrato la casella “non richiedere voltura automatica”. Verificare che la voltura automatica sia avvenuta correttamente controllando le ricevute telematiche.

 

Quanto costa davvero regolarizzare: una stima per casi tipici

 

Per rendere concreta la valutazione, ecco una stima del costo totale di regolarizzazione per due casi tipici, con ritardo di circa 10 mesi dalla scadenza (finestra 91 giorni – 1 anno, riduzione 1/8).

 

Voce di costo

Caso A: due figli, un appartamento (val. cat. 180.000 €), nessuna imposta di successione

Caso B: due eredi fratelli, un appartamento (val. cat. 290.000 €), imposta di successione dovuta

Imposta di successione

Zero (quota per figlio sotto franchigia 1.000.000 €)

6% su eccedenza franchigia 100.000 € per erede: quota 145.000 € − 100.000 € = 45.000 € × 6% = circa 2.700 € per erede

Imposta ipotecaria

5.800 € (2% di 290.000)

5.800 €

Imposta catastale

2.900 € (1% di 290.000)

2.900 €

Tassa servizi ipotecari

120 €

120 €

Sanzione per ritardo (ravvedimento 1/8)

31 € circa (minimo fisso ridotto su sanzione 250 €)

circa 613 € (include sanzione ridotta 1/8 su imposta di successione: 337 € + sanzione ridotta 1/8 su tardivo versamento imposte ipotecaria, catastale e tassa servizi: 276 €)

Interessi legali (1,6% annuo, 10 mesi su imposte)

72 € circa

190 € circa (su imposta successione + imposte autoliquidate)

TOTALE COSTI FISCALI

circa 5.623 €

circa 15.023 €

Costo del professionista per regolarizzazione

Da 1.500 a 2.500 € (pratica complessa con ravvedimento)

Da 1.500 a 2.500 €

 

Il costo aggiuntivo del ritardo rispetto alla presentazione nei tempi è in entrambi i casi contenuto (sanzioni e interessi). La parte più significativa del costo sono le imposte ordinarie — che si sarebbero pagate comunque. La differenza tra presentare in tempo e regolarizzare dopo 10 mesi non è enorme: è nell’ordine di poche centinaia di euro più il costo del professionista per gestire la pratica più complessa.

 

Quello che cresce significativamente con il tempo non è la sanzione (che rimane contenuta con il ravvedimento): sono gli interessi, che maturano sulle imposte dovute per ogni anno di ritardo, e il rischio che l’AdE avvii autonomamente un accertamento — nel quale caso le sanzioni tornano piene e il ravvedimento non è più ammesso.

 

Le situazioni che complicano la regolarizzazione

 

La successione scaduta con patrimonio semplice e eredi concordi è la situazione più gestibile. Ci sono però scenari in cui la regolarizzazione è più complessa.

 

–  Eredi in disaccordo su chi deve presentare la dichiarazione.  La legge prevede la solidarietà tra co-obbligati: la dichiarazione presentata da uno solo dei coeredi è valida per tutti, ma il versamento delle imposte riguarda ciascuno per la propria quota. Se non c'è accordo, può presentare la dichiarazione anche uno solo degli eredi — e poi agire per il recupero delle quote degli altri.

–  Beni scoperti dopo la scadenza.  Se dopo i 12 mesi emergono beni non conosciuti al momento del decesso (un conto corrente dimenticato, una quota di comproprietà), è necessaria una dichiarazione integrativa entro 12 mesi dalla scoperta. Il termine dei 12 mesi per la dichiarazione integrativa decorre dalla data in cui l’erede ha avuto conoscenza del bene.

–  Immobili con difformità catastali.  Se gli immobili del defunto presentano difformità tra lo stato di fatto e la situazione catastale, la dichiarazione di successione può essere presentata ma la voltura catastale potrebbe bloccarsi. In questo caso occorre regolarizzare prima la situazione catastale, poi procedere con la voltura.

–  Eredità con debiti superiori all’attivo.  Se il patrimonio del defunto include debiti significativi, la scelta tra accettazione con beneficio d’inventario e rinuncia all’eredità va fatta prima di presentare la dichiarazione. Una volta accettata l’eredità (anche tacitamente, con comportamenti incompatibili con la rinuncia), non è più possibile rinunciare.

–  Erede irreperibile o che non risponde.  Se uno degli eredi non può essere contattato o rifiuta di collaborare, gli altri eredi possono presentare la dichiarazione comunque. L’erede irreperibile rimane solidalmente responsabile per le imposte ma la dichiarazione è comunque valida.

 

La successione scaduta si regolarizza. Prima si interviene, meno costa.

 

Il primo passo è capire esattamente in quale finestra di ravvedimento ci si trova,

quali sono le sanzioni applicabili e se ci sono complicazioni specifiche nel proprio caso.

 

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